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CRONACHE MOLKAYANE

Dicono i lettori...

Matelda Morena Inzigneri

Che ironia! Che intelligente, godibile ironia...sono davvero estasiata.

Dario D'Alessandro

Sono stati pubblicati i bellissimi racconti "molkayani" del geniale musicista Massimo Giuntoli, che completano l'immaginario della terra di Molkaya dopo l'ottimo disco uscito l'anno scorso. Ho avuto il privilegio di leggerli un anno fa e queste erano le mie impressioni a caldo:

E' un'opera-mondo. Sembra un trattatello di semantica e di logica in forma simbolica.

Spesso ho pensato al Kafka de Il Castello, a Carroll e ovviamente ai patafisici.

Scritto benissimo, con uno stile pulito eppure ricco, se ci sono ridondanze sono volute e divertenti, musicali. Potrebbe piacere sia al dotto professore che al più umile dei contadini.

Tutto sembra un gioco enigmistico, il termine Curiosità/Incuriosito ricorre spesso, forse è in tutti i racconti. L'ometto insegna a porsi le giuste domande, o meglio a porle nel modo giusto. Il viandante dà un'altra prospettiva, così come l'uomo col nastro.

Tutto rimanda ad altro(ve). I complementari sono sempre presenti e fondanti: gemelli/e, ponti, archi, sorelle, boccali bifidi, significante e interpretante, salite e discese, finzione e tangibilità.

La fine dell'orecchio (uno dei rimandi a Canterbury) ricorda dei sogni che faccio spesso, dove l'ambiente si stringe sempre più.

Potrei continuare, mi è piaciuto enormemente.

Andrea Carlo Pedrazzini

Sono a pagina 12 e già lo adoro.

Giuseppe Calliari

Ho letto, anzi divorato, questa ricerca di un non-senso per la vita, autentica scorpacciata di fantasia e di scrittura personale. Ho trovato moltissime idee coinvolgenti e stupefacenti, e mi sono posto delle domande:

- nell'esercizio della libertà (un ossimoro?) creativa si incrociano alcuni piani: suggestione del paradosso come scuotimento delle remore, sottotesto significante di ordine psicologico/filosofico, traccia verbale stilisticamente determinata

- parto dall'ultimo aspetto: si traduce in adesione al genere fiabesco, fa uso di un lessico e di una fraseologia coerente al genere, con innesti surreali di designazione di luoghi e personaggi, ma senza alterazioni sintattiche o morfologiche evidenti, senza veri e propri neologismi o giochi paroliberi di ascendenza futurista o dadaista in senso storico

- posso immaginare che tale scelta (la fedeltà a un genere linguistico riconoscibile e trasparente) intenda spostare allo sfondo significante il livello enigmatico, ermetico, simbolico, e dunque cerco di comprendere il senso del nonsenso, l'allusione esistenziale, politica, etica, etc.

- oppure mi abbandono al gusto della fascinazione di un quadro imprevedibile, giocoso, che conserva il calore della fiaba, anche i suoi rischi, le sue ferite, e solo apparentemente mi conduce verso un sottosignificato sul quale indugiare: accolgo l'idea che non ci sia un sotto, un sottinteso, un'intenzione recondita, se non la fioritura di figure variamente oniriche, in cui affiorano come semplici frammenti il tema del doppio, del desiderio, dell'altro, della verità, etc.

Bravissimo lo scrittore in tutto l'equilibrio di fattori (quelli che ho provato a intuire e tanti altri) messi nel gioco, che non dubito però abbia nella sua forte sensibilità empatica per l'umano una serietà ben fondata.

Marina Morbiducci

Caro Massimo, grazie di questa splendida sorpresa, in cui mi sono già potuta imbattere in assoluta anteprima con la ragazza obliqua, i gemelli aderenti, le sorelle oscillanti, la dama in discesa e il giovane dalla memoria in caldo, tanto per citare alcuni degli abitanti delle Cronache: mi sono già affezionata a queste persone, e non vedo l'ora di incontrarle permanentemente in un libro elegante, simpatico e snello. Allora sarà possibile seguirli e accompagnarli nel parco instabile, il sentiero a treccia,  su per la Collina Sollevante, facendo una sosta alla Bilocanda, e poi giù, a scapriolarsi, per il Palazzo Relativo e la radura volubile... Passare del tempo con loro, tra gli Inutensili,  il Breyngo e lo Szergand. Da lì vorrò contemplare la tua fantastica inventività, contagiosa e cre-attiva!

Brunella Ardit

Ieri, quasi d'un fiato, ho letto le Cronache Molkayane. Da qui, dall'antialtrove, suggerirei a tanti di leggerlo. È vero, come dichiarato in quarta di copertina, è permeato di molta umanità ma nel senso più positivo della parola. Ho riso leggendo diversi racconti ma anche mi sono molto commossa nel leggere ‘La fanciulla stanca’. E che dire de ‘Il fanciullo di profilo’, per me la narrazione dell'amore come ognuno di noi vorrebbe essere amato.

Debora Mancini

Il libro è bellissimo. Sorrido e rido nel profondo, divertita dalle infinite possibilità che i racconti vanno esplorando. I personaggi li trovo forti, carichi e "alti". Uno più bello dell'altro. I luoghi meravigliosi (di meraviglia) . Le storie intense, e anche commoventi, con la loro essenza che emana dalla loro asciuttezza e dai loro significati. Giuntoli regala tanto al lettore. Anche un mondo che secondo me diventa proprio di ciascun lettore, un mondo in cui, più che calarsi, ci si trova a volare ad ali spiegate. Impossibile resistere alla tentazione. Consiglio vivamente tutti di avventurarsi. Tutti in Molkaya.

Silvia Borroni

Sto divorando le Cronache Molkayane, bellissimi i racconti!!!

Ho appena letto la Sala del Raduno, spassosissima.

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Finito di leggerlo ieri.. Me lo sono mangiato in due giorni. Bellissimo!!!

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Esiste un territorio ancora sconosciuto a molti : la Molkaya. Massimo Giuntoli ci porta con sé nell'esplorazione di questa terra, nei suoni della sua lingua e nei suoi pittoreschi personaggi, attraverso 19 godibilissimi racconti. Le Cronache Molkayane ci aprono la mente, ci fanno divertire, ridere e sorridere, ma ci fanno anche riflettere su cose all'apparenza scontate ma che non lo sono affatto...sicuramente non in terra molkayana!