Con Piano Wax, Massimo Giuntoli presenta un repertorio pianistico di propria composizione che si avventura sul terreno sdrucciolevole di un linguaggio perennemente in bilico tra ambiti tonali e atonali, tra reminescenze “colte” e libere incursioni nelle più molteplici espressioni della scena contemporanea “extraccademica”.
Dichiarato debitore nei confronti di grandi maestri del '900 quali Ligeti, Ives, Copland, e Zappa, oltre che mai disamorato della cosiddetta “scena di Canterbury”, Giuntoli torna all'essenziale timbrico del "piano-solo" che ha rappresentato - ormai alcuni decenni or sono - lo strumento dei suoi "primi passi" compositivi.