EDEN
Nella nostra radicata visione antropocentrica del pianeta in cui viviamo, un gran numero di elementi della natura - appartenenti al regno animale come a quello vegetale - viene considerato cibo, o ingrediente di cucina, prima ancora di essere riconosciuto come essere vivente. La stessa attenzione rivolta nei confronti dei cicli di vita di tali elementi, è giocata unicamente in funzione della trasformazione dell'essere vivente in pietanza da cucinare e consumare.
Nello specifico di frutta e ortaggi, l'editoria gastronomica, di cui la società contemporanea è sempre più inflazionata (basti guardare gli scaffali delle librerie, come le vetrine delle edicole, per non parlare dei palinsesti televisivi), mette in mostra immagini estremamente accattivanti, a partire ovviamente dalla scelta di esemplari di particolare perfezione estetica, evidentemente intese ad esplicitare l'equazione "bello = gustoso".
Anche se ben lontano dal voler indicare vie utopistiche di nutrizione ad energia solare, ritengo importante, se non doveroso, riuscire a guardare una mela o una zucchina innanzitutto come il risultato di un ciclo biologico - caratterizzato da fasi di rigoglio come di fatica, sofferenza e morte -  indipendentemente dall'essere destinate o meno a fornirci nutrimento.
Senza sconfinare nella suggestione, è senz'altro possibile sviluppare uno sguardo capace di rileggere i gesti, le azioni e le tecniche di cucina - tagliare, sbucciare, spremere, spaccare, svuotare - rivelandone la componente di intrinseca violenza (per quanto lontana da ogni intenzione malvagia o perversa) che il forte condizionamento dettato dalla cultura e dalle tradizioni derivate dall'esperienza atavica dell'alimentazione non ci permette di cogliere nella sua intensa drammaticità. 
Anche solo come esercizio di puro estraniamento dai codici comportamentali cui siamo assoggettati, attribuire una possibile forma di patimento, o addirittura di mortificazione, ad un frutto o un ortaggio che venga sottoposto allo smembramento attraverso l'azione deliberata di strumenti affilati ed appuntiti, ci aiuta a riflettere sul concetto fondamentale di essere senziente, che ci vede ancora assai lontani dallo sviluppare una più che opportuna sensibilizzazione nei confronti delle sofferenze riservate agli animali cosiddetti "da reddito" - un reddito che interessa tanto il settore alimentare quanto quello dell'abbigliamento, della scienza, dello spettacolo e dello sport.

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In our rooted anthropocentric view of the planet we live in, a large amount of natural elements - belonging to animal and plant kingdoms- is recognized as food, or rather ingredient, without being considered a living being. Likewise, the attention dedicated to the life cycles of such elements is exclusively functional to the transformation of those beings into dishes to be prepared and consumed. 
Gastronomic publishing industry is influencing more and more contemporary society, showing extremely attractive images on books, magazines and even TV shows . Especially regarding fruit and vegetables, the starting point is always the choice of specimens of peculiar aesthetic perfection explicitly intended as  the equation beautiful = tasty.
I am far from theorizing utopian ways of nutrition based on solar energy, but I believe in the importance of considering apples or courgettes as the result of a biological cycle. Despite the fact that  they are meant to provide us nutrition, the cycle is made of several phases such as flourishing, effort, suffering and death.   
Without wandering off towards suggestion, it is easy to imagine gestures, actions and cooking techniques - cutting, peeling, pressing, splitting, fleecing  and revealing an inherent component of violence, far from any evil intention. Culture and traditions coming from the ancestral practice of feeding prevent us from catching the dramatic intensity of such violence.
Imputing a possible form of suffering, or even of mortification, to fruit or vegetables which are subjected to dismembering by the deliberate action of sharp and pointed tools, helps us to reflect on the fundamental concept of sentient being, even when just as an exercise of pure alienation from usual codes of conduct. Such a practice is far away from developing a more than appropriate awareness toward the suffering of animals exploited  for profit- revenues which affect the food industry as clothing, science, entertainment and sports.