AESTHETIX
breve diario di un'ossessione irrisolta

Nel momento storico attuale, il rapporto tormentato tra l’approccio concettuale e la “tentazione estetica” – più o meno repressa o dichiarata - potrebbe essere destinato a non risolversi mai. Lo sguardo voyeuristico con il quale siamo spesso attirati dalla fotografia esaspera questa tensione, favorendo lo sviluppo di un’irresistibile zona di confine.

1. La tazza del wc abbandonata denota l’assenza di cura per l’ambiente in cui è stata gettata, dove la natura sta però provvedendo autonomamente a mascherarne la presenza. La “bellezza” di un oggetto frutto di un’elaborazione estetica, oltre che funzionale, operata dal designer che ne ha definito la forma - in un settore sempre più attento alla sofisticazione dell'immagine - torna a diventare rifiuto, a dispetto della sua consacrazione celebrata tanto da Duchamp quanto dalla stessa fotografia (ad opera di Stieglitz). Ma, pur rischiando di scomparire del tutto, assorbita dal verde incolto, è nuovamente intercettata da un obiettivo fotografico, che potrebbe anche rimetterne in discussione il destino.


2. Il corridoio dell’Accademia delle Belle Arti di Brera (Milano), evidenzia una condizione di degrado cui si accompagna una mancanza di attenzione nella “scelta” degli elementi di arredo, quale il cestino in plastica, che, unitamente al gesto irriverente dei writer, a sua volta privo di ogni intenzione stilistica, sembra voler esprimere una rimozione estetica – sul piano della formazione - ufficialmente dichiarata dall’istituzione accademica stessa.

3. L’effetto devastante del tempo nei confronti della bellezza appare denunciato dalla statua in pietra calcarea del Ninfeo cinquecentesco di Villa Visconti Borromeo Litta, (Lainate), in un’espressione che ne urla l’insopportabile sofferenza, se non la richiesta di un intervento urgente di ripristino della propria sensualità perduta. Eppure il segno del tempo stesso tradisce un proprio fascino, insinuandosi in un possibile dibattito sul valore e l’opportunità del restauro del tanto decantato patrimonio artistico italiano.

4. Per un certo periodo, la statua di Giuseppe Verdi, a Milano, realizzata dallo scultore Enrico Butti, è apparsa oscurata come se si trattasse di un’opera di Christo e Jeanne-Claude, che oltretutto non ne rivelava neppure le forme, dato che il telo installato tutt’intorno sembrava piuttosto avvolgere un improbabile edificio. L’effetto suscitato era quello di un dialogo inconsapevole e irrisolto tra epoche e stili, capace però di evocare domande inquietanti circa circa l’avvicendamento – quando non il sovvertimento - di valori nella storia dell’arte.

5. Gli ombrelli aperti allineati nella reception dello Spinnerei di Lipsia (D) non sono il risultato di un’installazione, bensì sono stati semplicemente lasciati  ad  asciugare,  in una grigia giornata piovosa, dagli artisti e dai galleristi di questo enorme laboratorio d’arte, che, avendo più o meno inconsapevolmente contribuito a creare una composizione di forme e colori sfacciatamente coerente e omogenea, torneranno a prenderli dopo una giornata di lavoro, cancellando ogni traccia di gesto o intenzione condivisi.

6. Gran parte dei luoghi dell’arte contemporanea – musei, gallerie, studi degli artisti - sono situati in edifici industriali soggetti negli ultimi decenni ad un processo di ridestinazione spesso indicato come “dismissione creativa”. Fabbriche e capannoni, progettati e costruiti con l’obiettivo primario di risultare funzionali alla produzione industriale, sembrano aver trovato nuova e riqualificante nobilitazione, conferita loro dal prestigio delle opere e degli autori che ne invadono gli spazi sgomberati dai macchinari. Conquistando di fatto una frequentazione da parte di un pubblico sempre più distante – socialmente come anagraficamente - da esperienze quali la lavorazione di materie prime o la catena di montaggio. L’attenzione rivolta nei confronti del “contenitore” – di cui è usanza evocare le vestigia mantenendone in bella vista qualche elemento rappresentativo, (forse nel tentativo di alleviare il senso di colpa di una generazione di lavoratori dell’intelletto nei confronti del benessere ereditato dal sudore dei padri, non meno che della consapevolezza di aver trasferito pratiche produttive faticose e alienanti presso realtà economiche e sociali ben lontane dal conoscere la possibilità del riscatto e del riconoscimento dei propri diritti) – ha prodotto un’implicita attribuzione di valore estetico riservato a materiali e architetture della cui immagine non si erano con buona probabilità curati nemmeno gli stessi progettisti.

7. E’ ormai tacitamente d’obbligo, salvo eccezioni, che gli allestimenti degli eventi espositivi contemporanei siano caratterizzati da uno scenario complessivo rigorosamente neutro e asettico. Capita così che la sola differenziazione cromatica di intere pareti, impiegata nel separare aree tematiche distinte, possa sfuggire al controllo del progettista, dando vita a pericolose contaminazioni formali.

8. Il disegno decorativo della poltrona, frutto di cura e ricerca nell’elaborazione dei suoi elementi figurativi come nella composizione d’insieme degli stessi, è semi nascosto da un telo che ricopre l’intero mobile proprio nell’intenzione di proteggerne l’integrità dagli effetti logoranti dell’uso quotidiano. Si viene così a generare un ibrido che finisce per annullare la mancanza della finitura originaria, al punto di legittimare una propria autonomia estetica.

9. Temo proprio che l’estetica s’imponga sempre e comunque in un’opera, anche quando questa si prefigga come obiettivo la sua più radicale negazione. Nella fotografia, la stessa ricerca di una rappresentazione priva di autorialità, o perfino lo scatto ostentatamente scadente sotto il profilo tecnico, piuttosto che sbagliato rispetto ai codici convenzionali del linguaggio compositivo, non possono che generare un effetto percettivo inscindibile dalla dimensione estetica. E la consapevolezza di fruire un’opera che dichiari esplicitamente la propria presa di distanza da ogni fattore estetico non può che acuirne la percezione. 

10/15. Alzarsi nel cuore della notte e aggirarsi dentro la propria abitazione alla ricerca spasmodica di elementi di poetica domestica, rappresenta senza alcun dubbio un atto di deliberata quanto esecrabile trasgressione edonistica. Concordo tuttavia che confessare i propri misfatti al regime costituisca un’esperienza decisamente liberatoria!

 

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AESTHETIX
short diary of an unresolved obsession

In the present-day, the troubled relationship between the conceptual approach and the “aesthetic temptation” – no matter how much suppressed rather than declared – could be doomed to never be solved. The voyeuristic look we show when we are watching photography is exasperating this tension, fostering the development of an irresistible border area.

1. The derelict toilet bowl reveals carelessness for the environment it was cast in, where nature itself is however hiding its presence. The “beauty” of an object which is the result of both aesthetic and functional elaboration, thanks to the designer who set its shape (within a trade more and more interested in image), once again turns into rubbish, despite its consecration celebrated by Duchamp as well as by photography itself (Stieglitz). Nevertheless, while risking to totally fade, being absorbed by wild greenery, it is intercepted again by photographic lens, which could even change its destiny.


2. The Brera Academy of Fine Arts’ corridor (Milano), highlights its decay, as well as lack of care toward the “choice” of furniture elements, like the plastic bin, which, along with the irreverent gesture of graffitists (lacking of any style intention), seems to express an aesthetic removal – regarding art education – officially declared by the Academy institution itself.

3. The devastating effect of time concerning beauty, seems to be exposed by the limestone statue of the fifteenth century’s Ninfeo of Villa Visconti Borromeo Litta (Lainate, Italy), through the look in its eyes howling its unendurable suffering, if not the request of an urgent aid aimed to restore its lost sensuality.
Yet, the sign of age betrays its own charm, creeping in a possible discussion about worth and opportunity of restoration of such praised Italian artistic heritage
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4. For a while, Giuseppe Verdi’s statue, in Milan, made by sculptor Enrico Butti, appeared like it was hidden under an installation by Christo and Jeanne-Claude, so that one couldn’t see its shape, since the huge sheet seemed rather wrapping an improbable building.
The covering evoked the idea of an unaware as well as unresolved dialogue between ages and styles, arousing questions about the alternation - if not subversion - of values in art history
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5. The open umbrellas ranged along the wall inside the reception room of Spinnerei, Leipzig (D) aren’t the result of an art installation, but they were simply dropped on the floor to dry, a grey and rainy day, by artists and managers working in this huge art factory. More or less unwittingly contributing to create a shamelessly consistent and harmonious composition of shapes and colours, they will pick them up after a day of work, thus removing any trace of shared gesture or intention.

6. Most contemporary art locations – museums, galleries, studies – are located in industrial buildings subjected - during the last decades - to new purpose process, often called “creative divestment”. Factories and warehouses, which have been designed in order to guarantee functionality to the industrial production, seem to find a new as well as upgrading ennoblement, thanks to the prestige coming from artworks and artists who are invading these big spaces, now cleared out of machinery. Thus conquering an attendance of an audience more and more distant – both socially and in terms of age - from experiences such as raw materials treatment or assembly line.
The present focus on the “container” – whose vestiges are usually evoked by keeping some representative elements well displayed (perhaps trying to ease the guilty feeling in a generation of “intellectual workers” towards their wellness, inherited by their fathers’ hard work, as well as towards the awareness of having moved hard and alienating industrial production to other worlds, still far from knowing anything about workers’ rights) – has generated an implicit attribution of aesthetic value, concerning materials and architectures whose image perhaps was of any importance even to their designers
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7. It’s definitely a must, in most cases, setting contemporary exhibitions as strictly neutral as well as detached scene. Though, sometimes just a simple chromatic differentiation of whole walls, aimed to separate different thematic areas, happens to get out of designer’s control, thus generating dangerous formal contaminations.

8. The  decorative pattern of the armchair fabric, fruits of care and research in its figurative elements elaboration and composition, appears half-hidden by a length of cloth, covering the whole piece of furniture, in the purpose of protecting its intactness from the wearing effects of daily use. Thus obtaining an hybrid capable of nullify the lack of its original finish, in such a way as to legitimate its own aesthetic independence.

9. I’m afraid aesthetic will however impose itself in any artwork, even if the artwork was aimed to radically deny it. Within photography, the pursued avoidance of authorship, or a ostentatiously low quality shot, rather than a “wrong” picture - according to conventional code of composition – will always generate a perceptive effect definitely inseparable from its aesthetic dimension. So the awareness to be looking at an artwork which is claiming its own distance from any aesthetic factor, can anything but sharpen its perception

10/15. Waking up in the middle of the night to go round in your own house in frantic search for domestic poetry elements, means undoubtedly an act of deliberate as well as despicable hedonistic transgression. Yet I agree that confessing your own crimes to the regime, turns out to be a pretty liberating experience!

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